IL PRESEPE FORESTA DI ROBERTO ALMAGNO
E ALTRE OPERE DAL 1993 AL 2008
NEL MUSEO PERICLE FAZZINI DI ASSISI
Sabato 6 dicembre 2008, alle ore 18, ad Assisi, nelle sale del Palazzo del Capitano del Perdono, sede del Museo Pericle Fazzini, si inaugura la mostra dedicata a Il presepe foresta di Roberto Almagno e altre opere dal 1993 al 2008.
Assisi, entrata dal 2006 nel giro delle città (Roma, Orvieto, Matera, Castronuovo S. Andrea, Trieste, Longiano, Palermo, Bari, ecc.) che fissano l’appuntamento natalizio con la scultura attraverso un presepe appositamente realizzato, nei materiali e nel linguaggio assolutamente liberi, tali da poter significare come sia possibile rinnovare l’arte sacra, dimostra quanto sia importante confermare questa tradizione di una esperienza così esaltante come quella di porsi di fronte al mistero della Natività.
Il presepe, composto di 20 personaggi eseguiti in legno nel 2001, di una altezza massima di 120 centimetri, rappresenta il primo impegno diretto di Almagno con il sacro e la fase decisiva per il suo processo di maturazione artistica. L’intensità espressiva che risulta dalle forme di Maria, Giuseppe, il Bambino, l’angelo, i re Magi disegnati nello spazio con mano sicura, con linee franche e rapide, calibrate nelle proporzioni e nei dettagli, spande un silenzio e un’armonia che sfora gli angusti confini del presepe (un cerchio di tre metri di diametro) per sciogliersi in preghiera di fede, in un alfabeto-foresta di segni con cui riscrivere parole di fratellanza agli uomini di buona volontà.
Il presepe è accompagnato da un volumetto pubblicato dalle romane Edizioni della Cometa, con una introduzione di Giuseppe Appella e una preghiera (Bambino mio) scritta da Almagno.
Il presepe è al centro di una vera e propria mostra curata da Enzo Bilardello che così scrive delle 30 opere, disegni e sculture, datate 1993-2008:e illustrate nel catalogo delle Edizioni d’Arte De Luca, ottavo della Collana dedicata al Museo Fazzini: “È impensabile la formazione di Roberto Almagno dentro la city di New York o di Hong Kong; la sua collocazione giusta, che lo rende unico al mondo, è Aquino, nel basso Lazio, nella fucina di suo nonno e di suo padre, addetto ad alimentare il fuoco con una ventola, mentre i due consanguinei battono come forsennati metalli al calor rosso su incudini più grandi della sua testa. La sua vocazione si è “forgiata” in quel contesto, in un mestiere da età del ferro, tramandato tale e quale per svariati millenni ed integrato, per quanto riguarda Roberto, dall’intaglio del legno appreso dal prozio ebanista […].
Ascolto dalla voce di Almagno la rivelazione del suo destino d'inventore di forme. A 10 metri dalla fucina si trova la casa di Tommaso d’Aquino, all’epoca diruta, con le travi poderose crollate alla rinfusa. Alla richiesta del bambino di risollevare le travi e mettere ordine in quella confusione deplorevole, il nonno gl’insegna una formula magica da ripetere come un mantra. Sul momento il miracolo non si produsse, ma poi, a distanza di tempo, guardando in una sua opera l’incanto della levitazione dei solidi, della disposizione aerea dei duri legni, Almagno ha capito che l’antica aspirazione di rassettare lo spazio di san Tommaso aveva trovato compimento in qualcosa di nuovo, di suo. Il mantra magico ed efficace ce l’aveva dentro, era sgorgato spontaneo dal suo io.
I millenni dell’evoluzione nella storia dell’uomo si riflettono in piccolo nella storia individuale di ogni artista, e così, ad integrare ed esaltare la formazione originaria dello scultore hanno concorso l’insegnamento nobile di Pericle Fazzini all’Accademia e la pratica nella bottega di Peppino Mazzullo:[…]
A coloro che guardano per la prima volta queste sculture dico che i segreti sono due. Il primo consiste appunto nel radicamento nella terra del letto nuziale per Ulisse e nella riduzione ad un punto di contatto con la terra per Almagno. L'altra risorsa di Almagno discende “per li rami” da quella d’Ulisse: ingegno e sudore. Il segreto di Almagno non sta tanto o solamente nel gioco di prestigio della sospensione gravitazionale; esso è ripartito nei quattro elementi: terra, acqua, fuoco ed aria. La terra da cui si ergono i tronchi e su cui cadono i rami (Almagno non taglia mai i rami, li sceglie da terra); l’acqua con cui li bagna perché s’impregnino e divengano porosi; il fuoco con cui li prosciuga e li rende flessibili; l’aria della conquistata levità e vittoria sulla materia.”
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Roberto Almagno è nato ad Aquino il 4 maggio 1954. Trasferitosi a Roma, dal 1968 al 1971 frequenta l’Istituto d’Arte, allievo di Giuseppe Mazzullo, quindi si iscrive all’Accademia di Belle Arti e segue i corsi di Pericle Fazzini che avrà un peso determinante nello sviluppo del suo lavoro,
Nel 1975 partecipa alla “X Quadriennale di Roma. La nuova generazione” e nel 1976, alla Galleria Arte Idee di Livorno, tiene la sua prima mostra personale. Presenta cinque sculture in ferro e pietra e venticinque disegni. Ritorna ad esporre nel 1992, alla Galleria L’Isola di Roma, presentato in catalogo da Fabrizio D’Amico. La mostra accoglie opere degli ultimi sei anni. Nella stessa galleria espone nel 1994. Partecipa, inoltre, al “46° Premio Michetti” a Francavilla al Mare e vince il primo premio con Malena del 1993. Da questo momento, la sua attività espositiva è continuativa e ricca di risultati. Tiene mostre personali al Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università “La Sapienza”, Roma 1997; Studio d’Arte La Subbia, Pietrasanta 1998; Spazio Musumeci Greco, Roma 1999; Galleria Mara Coccia, Roma 2000; P. A. C., Palazzo Massari, Ferrara 2000; Circolo La Scaletta, Matera 2001; Extra Moenia, Todi 2002; Galleria La Subbia, Pietrasanta 2003; Palazzo Venezia, Roma 2006; Galleria Mara Coccia, Roma 2007; Galleria Fioretto, Padova 2008; Galleria Il Segno, Roma 2008. È presente a “Continuità del talento”, Bologna 1995; “Premio Marche”, Ancona 1996; “XII Quadriennale d’Arte di Roma”, 1996; “Bianco & Nero”, Roma 1997; “Biennale d’Arte Sacra”, San Gabriele 1998; “Vitalità del moderno”, Roma 1999; “Premio Marche”, Ancona 1999; “Periplo della scultura italiana contemporanea 2”, Matera 2000; “Scultura al Forte”, Porto Ercole 2000; “BNL: una Banca per l’arte oltre il mecenatismo. Giovani artisti all’inizio del Nuovo Millennio”, Roma 2000; “Biennale d’Arte Sacra”, San Gabriele 2000; “XXVI Premio Avezzano”, Avezzano 2001; “Futuro italiano”, Bruxelles 2003; “Araubiorum”, Colonia 2006; “Cento anni di arte italiana alla Farnesina”, Roma 2006; “Energie sottili della materia”, Shangai, Pechino 2007; “Cento opere dalla Collezione Farnesina”, Sarajevo, Sofia, Budapest, Sibiu, Bucarest, Varsavia, Santiago del Cile, 2007-2008.
La mostra rimarrà aperta fino al 24 gennaio 2009, con orario 10-13 16-19, escluso il lunedì.
Ingresso, comprensivo della visita al Museo Fazzini che accoglie le opere più importanti dello scultore marchigiano: Euro 5,00, ridotto Euro 3,00.